LE FAREMO SAPERE

LEFAREMO SAPERE COVER (2)

Signore e signori, è arrivato…è lui, il film che nessuno stava aspettando (se non coloro che vi hanno collaborato)…finalmente è uscito…per la prima volta sul piccolissimo schermo… il meno atteso, il monopremiato al Festival della Porchetta Vegan di Larderello sull’Ombrone…l’unico, l’incredibile, l’inguardabile LE FAREMO SAPERE!!!

Perché compare nella sezione “Teatro” di questo blog? Perché sono troppo pigra per creare una sezione “Cinema” e soprattutto perché se i padri del cinema potessero vedere questo corto si rivolterebbero nella tomba! Infine, perché il testo di LE FAREMO SAPERE nasce per il teatro (e tra l’altro sta ancora aspettando una qualche scalcagnata compagnia che si compiaccia di metterlo in scena 🙂 ).

Che aggiungere? Guardatelo, se ne avete il coraggio! Qualsiasi “mi piace”, “non mi piace” o commento – anche negativo, purché privo di offese! – su yuotube sarà accolto con serafica gioia.

BUONA VISIONE!

 

“MIRIAM – moglie di Gesù”: comincia con uno “scandalo” la nuova stagione del Teatro La Baracca

“MIRIAM – moglie di Gesù”, nuovo spettacolo del Teatro La Baracca di Prato – con il quale collaboro occasionalmente e che, pur in assenza di finanziamenti, ha inaugurato da poco una stagione teatrale molto ricca, all’insegna del concetto di “scandalo” -, è un’opera tanto godibile quanto difficile da classificare e commentare.

Il testo della regista e attrice Maila Ermini, con un linguaggio apparentemente semplice e leggero e un ritmo che alterna abilmente i tempi della commedia a quelli della tragedia, mette lo spettatore a confronto con un tema spinoso quale il rapporto tra religione e ateismo. Protagonista della pièce, ambientata ai giorni nostri, è un’atea che diventa inconsapevolmente – e paradossalmente – moglie di un redivivo Gesù: la scoperta della vera (o presunta?) identità del marito, il difficile ménage della coppia e le svariate complicazioni che ne seguono sono il motore della vicenda. Miriam si trova infatti in carcere per una rissa scoppiata tra lei e alcune donne che l’avevano schernita a causa del suo strano matrimonio.

Il tempo trascorso in attesa del processo è scandito da alcune visite: un avvocato, un alto prelato, un giornalista americano, una guardia. Ognuno di questi personaggi carpisce a Miriam una parte della sua storia, un pezzo della sua vita insieme a Gesù; emergono così idealità opposte, contraddizioni e conflitti. Non solo il già citato contrasto religione / ateismo, cuore della performance, ma anche la dicotomia tra la libertà e l’oppressione morale rappresentata dagli esponenti della Chiesa, o ancora la contrapposizione fra il disinteressato altruismo di un Gesù riportato alla sua dimensione evangelica e il più concreto egocentrismo incarnato dalla protagonista, figura quanto mai ricca di sfaccettature.

Miriam ci disorienta perché è al tempo stesso un simbolo (della libertà di coscienza, ma anche degli egoistici, elementari bisogni legati al nucleo familiare) e una donna in carne e ossa, umile e sfrontata, ignorante e consapevole, contraddittoria e autentica nella sua complessità. Le fa da contraltare il coro delle detenute – elemento mutuato dalla tragedia greca -, vox populi che funge da commento all’azione, ma anche efficace rappresentazione dello spirito che anima le sempre più frequenti “guerre tra poveri” (sempre più spesso chi si trova in una condizione precaria si scaglia contro chi, in definitiva, è nella stessa situazione: ad esempio “va di moda” dare agli immigrati la colpa della crisi economica).

Lo spettacolo si presta dunque a diverse interpretazioni, a una lettura a più livelli: di fatto ognuno, vedendolo, si troverà a doversi confrontare con le proprie certezze (o incertezze) interiori. Un materiale tanto ricco e stimolante viene presentato in una forma assolutamente fruibile, mai pesante: merito del perfetto equilibrio raggiunto dal testo, ma anche degli ottimi interpreti. Al cast abituale del Teatro La Baracca – composto da Maila Ermini, in grado di restituire tutta la verità e complessità di Miriam giocando anche su toni irresistibilmente comici, e Gianfelice D’Accolti, che dà vita ai quattro personaggi maschili con la versatilità del grande virtuoso – si aggiungono Federica Angeloni e Francesca Lenzi, due allieve-attrici che per la prima volta calcano il palcoscenico come professioniste, molto efficaci nella loro aspra, ironica, disturbante caratterizzazione del coro.

Restano solo due repliche di “MIRIAM”: sabato 18 e sabato 25 ottobre, ore 21. Per maggiori informazioni, rimando al sito del teatro: http://www.teatrolabaracca.com/ (prenotazione consigliata).

La fiera del possibile

– Buongiorno!

– Buongiorno signorina, in cosa posso aiutarla?

– Stavo cercando una vita…

– Che tipo di vita?

– Mah, non saprei…

– Vuole che le mostri qualche modello?

– Sì, grazie!

– Allora, come può vedere qui abbiamo il modello Moglie-casalinga: tradizionale, ma sta tornando di gran moda! Che gliene pare?

– Non so, vediamo gli altri!

– Naturalmente! Questo è un modello più recente, appena più costoso, ma molto richiesto: la Donna-in-carriera. Vuole provarlo?

– Magari dopo…vediamo gli altri!

– Come desidera! Ecco l’audace modello Escort, un vero ever-green! Ce ne sono diverse versioni: quale preferisce?

– Mah…senza offesa, non vedo grosse differenze tra l’una e l’altra. Vediamo gli altri modelli!

– Va bene, questo è l’ultimo della nostra collezione: la Madre-multitasking! Flessibile, adattabile, polifunzionale. Lo so: può sembrare un po’ caro, ma le assicuro che, se lo sceglie, non tarderà a scoprirne i numerosi vantaggi! Non sa quante soddisfazioni potrà darle…

– Ad esempio?

– Be’, potrà godere di tutto il comfort di una gratificante vita lavorativa senza per questo rinunciare al calore avvolgente della maternità, un accessorio – ma che dico accessorio -, una prerogativa di cui la donna di ieri e di oggi non può fare a meno!

– Ma questo…sarebbe l’ultimo?

– Sì, abbiamo solo quattro modelli, ma di grande qualità, come può vedere. Inoltre ciascuno è dotato di una vasta gamma di varianti e accessori da poter personalizzare!

– Capisco…però stavo cercando qualcosa di un po’ diverso.

– Mi dica, forse possiamo venire incontro anche alle sue esigenze!

– Persona-e-basta. Ce l’avete?

– Non mi sembra di averlo mai sentito…aspetti che controllo in magazzino. No, mi spiace, non c’è!

– Ma si può ordinare?

– Aspetti che chiamo in direzione… No, spiacente: mi dicono che un modello del genere non è stato ancora realizzato.

– Ah, pazienza…

– Già, sono desolato. Ma se vuole, può scegliere uno dei nostri meravigliosi articoli: sono disposto a farle un po’ di sconto! Allora? Cosa ne dice?

– Lei è molto gentile, ma non posso accettare!

– Insisto!

– Davvero, la ringrazio.

– E va bene, faccia come vuole. Dove pensa di trovarla, allora, una vita?

– Non lo so, credo che cercherò di inventarmela da sola, in qualche modo.

– Mi permetta di dirle, signorina, che in pochi si sono cimentati in un’impresa del genere…e quei pochi, be’…non hanno certo avuto successo!

– Lo immagino, ma vorrei tentare lo stesso. Al limite, se non ci dovessi riuscire, tornerò qui. Tanto siete sempre aperti, no?

– Sì, facciamo orario continuato…ma temo che per lei a quel punto potrebbe essere troppo tardi.

– Ma non si preoccupi per questo! Arrivederci, e buon lavoro!

– Arrivederci, e in bocca al lupo! (Ma tu guarda questa matta…)

SENTIERI #2 – Teatro fuori dagli schemi

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Ho da poco conosciuto Azulteatro, una compagnia indipendente che opera in Toscana e in diverse città italiane ed europee. Le loro creazioni, ideate e realizzate dall’attrice e regista Serena Gatti con la collaborazione di diversi artisti, non si identificano in un unico genere, ma spaziano da spettacoli ispirati alla letteratura e alla poesia ad eventi pensati e costruiti per un luogo specifico. È questo il caso di SENTIERI, giunto quest’anno alla sua seconda edizione: si tratta di un percorso teatrale che «si è sviluppato in due percorsi paralleli, uno a Napoli e uno a Pisa, attraverso cinque laboratori propedeutici», e che «prevede la creazione di uno spettacolo ideato in modo originale ed unico per il luogo extra-teatrale per il quale nasce», in questo caso, la Certosa di Calci (Pisa).

Il teatro esce dal chiuso della sala per “invadere” spazi aperti, che portano i segni di una storia ancora viva, un intreccio suggestivo e unico di natura e cultura: «il luogo, oltre ad essere la scena dello spettacolo, è in principio la musa ispiratrice del processo artistico. Diviene parte integrante della creazione, con i suoi silenzi, rumori, luci, colori, l’ambientazione naturale e le forme architettoniche che lo caratterizzano, le memorie che conserva, le visioni che evoca». Un’esperienza resa tanto più interessante dall’opportunità di visitare un’area della Certosa generalmente chiusa al pubblico ed eccezionalmente resa accessibile proprio in occasione della performance.

 Il teatro esce dal convenzionale rapporto “frontale” attore – pubblico: agli spettatori si richiede infatti di intraprendere il percorso insieme agli attori, camminando, sperimentando, sentendo. Quasi tutti i sensi sono coinvolti, non solo la vista e l’udito: ci si trova proiettati nel vivo dell’evento, con tutto il corpo. Del resto, l’obiettivo di Azulteatro non è solo quello di «riaccendere la curiosità verso il territorio dove viviamo», ponendo sotto una luce e una prospettiva diverse alcuni luoghi dati quasi per “scontati” da chi vi abita intorno, ma anche quello di «avvicinare gli spettatori all’opera teatrale e creare un legame più intenso e spontaneo con il processo artistico».

SENTIERI 2, dopo aver visto una grande partecipazione di pubblico nelle due giornate del 4 e del 25 maggio, sarà di nuovo alla Certosa di Calci domenica 15 giugno: è necessaria la prenotazione perché le tre repliche, data la particolarità dello spettacolo, saranno a numero chiuso.

 Di seguito, tutte le informazioni. Consiglio a tutti di partecipare e di prenotare il prima possibile: i posti sono quasi esauriti!

 La foto utilizzata per questo articolo è di Stefano Puzzuoli.

 

 domenica 15 giugno 

 

 Sentieri #2                                               

 

(1°replica ore 10.00 – 2°replica ore 17.00 – 3°replica ore 19.00)

 

Nei Giardini Segreti della Certosa di Calci

Ideazione: Azul teatro

Direzione: Serena Gatti, Raffaele Natale

Di e con: Lianka Bedeschi (soprano), Federica Caponi, Pierluigi Cogotzi, Maurizio D’Alessio, Francesca Iervolino, Riccardo Massagli (arpa), Raffaele Natale (chitarra), Nicoletta Nocciolini, Viola Palagi, Giuliano Perini, Stefano Puzzuoli

Testi: Serena Gatti

Segno fotografico: Elena Bennati, Carla Pampaluna, Raffaella Pagliei, Dania Puggioni,Stefano Puzzuoli

Organizzazione: Serena Ambrosino e Francesca Iervolino, Fabrizio Leverone, Simone Ferretti

Lo spettacolo è itinerante, della durata di circa un’ora, a numero chiuso di partecipanti.

È richiesta prenotazione al numero 348.0582213.

Consigliate scarpe comode e chiuse

Con il patrocinio del Museo di Scienze Naturali, Comune di Pisa, Comune di Calci, Fondazione Sipario Toscana.

In collaborazione con la Sovrintendenza di Pisa, Italia Nostra e il Corso di Laurea in Storia e Forme delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media.

Il costo del biglietto è di 10 euro.

Per info e recensioni:

http://iltirreno.gelocal.it/regione/2014/05/03/news/con-sentieri-2-la-certosa-diventa-un-palcoscenico-1.9154444

Giornata mondiale del Teatro

Giornata mondiale del Teatro

Oggi è la Giornata mondiale del Teatro. Voglio festeggiarla ricordando un bellissimo film di Ettore Scola, IL VIAGGIO DI CAPITAN FRACASSA, che racconta in modo appassionante e divertente le (dis)avventure di una compagnia girovaga dei tempi della Commedia dell’Arte…con l’occasione vorrei anche ricordare le prime donne che all’epoca calcarono le scene, vere pioniere del teatro: queste figure, poco conosciute ma fondamentali, hanno rivoluzionato la storia del teatro (e, in prospettiva, se vogliamo, anche quella del cinema), e naturalmente anche la condizione lavorativa femminile. Evviva queste mitiche attrici!!
Per approfondimenti sulla Giornata: http://www.giornatamondialedelteatro.it/

La Metamorfosi in musica

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Ieri ho assistito all’ultima replica de “La metamorfosi”, andata in scena al teatro Goldoni di Firenze dal 9 al 16 marzo. Ultimo appuntamento di lirica nello sparuto cartellone invernale del Maggio Musicale Fiorentino, l’opera, musicata dall’autrice contemporanea Silvia Colasanti su libretto di Pier’Alli – che ha curato anche regia, scene, costumi e video -, ha riscosso un buon successo.

Le atmosfere del romanzo di Kafka sono state restituite perfettamente da un impianto scenografico mobile, in grado, anche grazie all’aiuto di video proiezioni, di permettere allo spettatore di assumere di volta in volta punti di vista diversi. Particolarmente efficace, ad esempio, il momento in cui il protagonista, appeso al soffitto, osserva dall’alto la madre e la sorella intente a spostare i mobili della sua stanza. Il protagonista infatti non è altro che un grosso scarafaggio… o meglio, un commesso viaggiatore che una mattina si ritrova di punto in bianco nel corpo di un grosso scarafaggio. Un incubo? Un’allucinazione? Fatto sta che Gregorio Samsa resta intrappolato nella sua corazza animalesca, pur conservando pensieri e sentimenti umani. Così assistiamo allo stravolgimento della sua vita quotidiana: dopo l’orrenda trasformazione, Gregorio, fino a quel momento unico sostegno economico della famiglia, perde rapidamente ogni considerazione, fino ad essere trattato come un peso, come un ostacolo sgradevole da ignorare o da eliminare. La sua dimensione umana viene negata non tanto dalla sua fisicità mostruosa, dalla voce in grado di emettere ormai solo suoni stridenti e bestiali, quanto dall’atteggiamento prima guardingo, poi apertamente ostile delle persone che lo circondano. Forse è per questo che il regista ha scelto di non attribuire al costume del protagonista un aspetto eccessivamente repellente: il bravo mimo chiamato ad interpretare il difficile personaggio indossa una maschera che ricorda più certe figure di De Chirico che una testa di insetto, e protesi alle mani e ai piedi simili a grosse zampe. La figura umana però non è del tutto stravolta: la sua sembra quasi una metamorfosi non ancora del tutto compiuta. Ed anche la voce, elemento molto importante secondo l’autrice della musica, non perde la capacità di esprimere emozioni e paure, pur restando incomprensibile per gli altri personaggi. Un attore ed un coro si alternano nel dare voce a Gregorio, ai suoi tentativi di comunicare, ai suoi pensieri ora angoscianti, ora speranzosi, e talvolta si sovrappongono, quasi a voler dare vita ad un confuso, inquieto dialogo interiore. 

Molto efficace l’interpretazione di tutti i cantanti-attori, in particolare quella di Laura Catrani, Gabriella Sborgi e Roberto Abbondanza (rispettivamente la Sorella, la Madre e il Padre). Molto apprezzabile il lavoro svolto dal regista e dagli interpreti nel curare la recitazione in ogni minimo dettaglio (cosa che purtroppo non si ha spesso la fortuna di vedere nel teatro d’opera). 

Per quanto riguarda la musica, premetto che non sono assolutamente in grado di valutare gli autori contemporanei: non ho proprio gli strumenti né le conoscenze per farlo. Detto questo, ho trovato la partitura sicuramente efficace nel disegnare le atmosfere opprimenti del romanzo e mi è sembrato particolarmente originale ed efficace l’impiego del coro (come sempre eccellente, così come l’orchestra, diretta da Marco Angius) . L’orchestrazione mi ricordava a tratti Stravinskij. Tuttavia nell’insieme la musica, soprattutto per quanto riguarda la linea melodica intonata dai cantanti, mi è parsa un po’ troppo monocorde… forse perché sono abituata all’opera “tradizionale”, dove nella maggior parte dei casi le note e il testo si uniscono per trasmettere un certo messaggio, una certa emozione, ecc… Qui invece sembrava che ogni frase avesse sempre lo stesso colore e lo stesso tono… ma se un personaggio esclama: “Oh, che bella giornata!” non potrà mai pronunciare quelle parole nello stesso modo in cui dirà: “Certo che la vita è proprio angosciante”. No? Boh…

Concludo esprimendo la mia solidarietà alle maschere del Maggio Musicale Fiorentino, rimaste escluse, nonostante la loro esperienza, da una selezione a dir poco assurda (oltre che poco trasparente). Per chi volesse maggiori informazioni sulla vicenda, rimando alla pagina facebook:

https://www.facebook.com/pages/In-difesa-dei-precari-del-Maggio-Musicale-Fiorentino/149878615086889?fref=ts