Tormenti (di una mente demente)

La parola acida

è la mia custode:

un sorriso in trappola

nella smorfia ironica.

Lei comprende e valuta

quel che è meglio dire

pur di non eccedere.

Quanti rischi evita!

So che ben nascosto

– non ricordo dove –

dentro me c’è un magma

che vorrebbe esplodere,

c’è una pazza isterica

che vorrebbe urlare.

Poi ci sono lacrime,

risa, imprecazioni;

l’esigenza stupida

di saper rispondere

allo smarrimento

con parole tenere,

di sapersi esporre,

per un po’ ignorare

la paura atavica

di essere ridicola.

Ma non c’è pericolo!

La parola acida

interviene a dare

la giusta misura

con arguzia e spirito.

La parola acida

è la mia custode

(è la mia prigione).

Annunci

Ossimori affettivi

Ti voglio così tanto bene

che potrei trascorrere ore

– ma che dico –

giorni, settimane, forse mesi

ad ignorarti completamente.

La mia considerazione di te è così alta

che se tu fossi un fiore

e io un trattore

senza alcuna esitazione

ti passerei sopra.

Ti stimo a tal punto

che trovo superflue

– e finanche sprecate –

espressioni quali

“per favore”, “grazie”, “scusa”.

Perciò non devi dubitare

del mio sincero affetto

e se mai avrai bisogno

sappi che…

a proposito,

hai mica cinque euro da prestarmi?

Il caviale e la cipolla

cipolla

Di seguito un esercizio di stile creato per il concorso “Ottottave”, indetto dall’associazione “L’ottava”. Anche se il mio componimento è arrivato esimo, è stato comunque divertente scrivere in ottave! Il tema era stato deciso dagli organizzatori del concorso e forse non era proprio nelle mie corde, ma la sfida di ogni scribacchino a volte è proprio quella di parlare di ciò che più sta a cuore pur mantenendosi all’interno di regole e limiti ben definiti. Non so se alla fine ci sono riuscita (probabilmente no), ma trovo questa sorta di “libertà condizionata” particolarmente stimolante. Voi che ne pensate? Sarebbe bello se qualche altro scribacchino volesse rispondere per le rime 🙂

CIPOLLA

Stimate dame e voi, gentil signori,

or mi presento: sono la cipolla,

umile erba, cui tributa onori

sol chi lavora ognor la dura zolla

e apprezza i sani e semplici sapori.

Ma questo ignora la distratta folla:

ch’io nacqui inver sotto un oscuro sasso,

poi crebbi a terra, acqua, Ariosto e Tasso.

CAVIALE

Cipolla mia, non far tanto il gradasso!

Avrai studiato, embe’? A che è servito?

Coi soldi ti puoi mettere all’ingrasso,

ma i versi non ti levan l’appetito.

Per questo io ho imparato passo passo

soltanto il modo d’entrare nel mito,

e ormai c’è scritto anche sul giornale:

la sbobba dei ricconi è il caviale.

CIPOLLA

La nostra sorte, amico, non è uguale:

tu sei la nuova ambrosia nei banchetti

dei doviziosi divi, cui non cale

de’ libri; ma color che son costretti

della fame a sentir l’acuto strale

si tengono al saper tanto più stretti

quanto più sperano di conseguire

una mensilità di mille lire.

CAVIALE

Caro compare, che ti sento dire?

I libri ti han seccato le cervella?

Ora c’è l’euro! E poi, stammi a sentire:

la strada per campar non è più quella.

Tutto fuorché lo studio può servire

per far carriera e per restare in sella.

Ma se mi ascolti forse imparerai

quel che il tuo Tasso non ti dirà mai.

CIPOLLA

Ma quai corbellerie proferirai!

Tu vuoi burlarmi, il veggo, amico caro.

Di quale via farneticando vai

che reca lauri al stolido somaro?

Per il successo fare non potrai

un’altra strada che mai stia di paro

alla saggezza; pur voglio ascoltare:

da ridere mi fa il tuo sentenziare!

CAVIALE

Se smetti per un po’ di blaterare

io ti darò dei pratici consigli:

guardando bene tu potrai notare

che niente al mondo più di me assomigli

a una montagna di schifezze rare.

Eppure i VIP, del nostro tempo figli,

pagan fior di quattrini per mangiare

qualcosa che di suo non vale niente.

Qual è il segreto? Vendersi abilmente!

Vantarsi di un talento inesistente,

valorizzare al massimo il prodotto,

mostrare solo il lato sorridente,

sulle magagne mettere un cerotto,

fare il gentile e l’accondiscendente

con chi ti porta nel miglior salotto.

Così facendo e senza aver studiato

come un signore mi son sistemato!

CIPOLLA

Adunque ahimè il sapere è superato!

Non è più il mezzo d’acquistar la gloria.

Ed io che giorni e notti ho consumato

sui libri devo ancor subir la boria

di questo nuovo ricco imbellettato!

Ma da latin, letteratura e storia

un’utile lezion certo imparai:

dei ciarlatani non fidarsi mai.

Paesaggi sommersi

Tra le cose da fare

tra la noia e la stizza

ormai familiare

nella sopportazione

quasi irridente

forse qualcuno

una volta

(magari per sbaglio)

aperta

ha lasciato

una crepa sottile.

Sbirciando ho intravisto

paesaggi sommersi

remoti

eppure vicini.

Un tremito,

e sono svaniti.

Poi la noia e la stizza

le cose da fare

le vuote parole.

Ma in quel palpito breve

(forse per sbaglio)

ho scorto

uno squarcio di vita.

Ode all’impavido

ciclista

O ciclista che lieto te’n vai

percorrendo l’amena statale,

il periglio temere non sai

a te ancor dei divieti non cale.

Spirto indomito, ascolta la prece

di chi tanta prodezza non ha,

ma alla Panda tributo già fece

di guidar con flemmaticità:

ah, se almeno lo sguardo tuo ardito

distogliessi soltanto un istante

dallo smartphone, qual pegno gradito

saria questo al tranquillo passante!

Tu pur sempre ne andresti contento

sul tuo nobil, leggero destriero,

evitando che un esaurimento

i miei nervi colpisse davvero.

Il block notes del poeta – un mini racconto

images

Autobus, ore 14. Come sempre strapieno di gente. Ragazzi che urlano, ridono, fanno la voce grossa, sicuri di sé – o per ostentare quella sicurezza che non hanno. Ragazze che sfoggiano i loro jeans alla moda e i loro provocanti lucidalabbra. Quella bionda ha davvero un bel culo! Credo di averla già vista da qualche parte, a scuola, a ballare. O forse no: forse ho visto solo un culo somigliante al suo. In fondo i culi sono tutti uguali. Le persone sono tutte uguali. E poi…eccola. Sale a fatica, cerca di ricavarsi uno spazio avanzando goffa tra gomiti, ginocchia, zaini. Non riesce a trovare posto: si ferma in equilibrio instabile, cercando di appiattirsi il più possibile. Sembra che voglia sparire. Si vede che la folla non è proprio il suo habitat. Indossa una cosa che non saprei definire, un’accozzaglia di colori che non c’entrano niente l’uno con l’altro. È piccola, magra. Sembra magra, ma non lo so: con tutta quella stoffa addosso non si capisce. Dal berretto multicolor sbucano dei ciuffetti rossicci, né ricci né lisci. Lo sciarpone di lana sgargiante, bene avvolto intorno al collo, lascia appena intravedere una bocca piccola e smarrita. Occhi grandi, cangianti, spalancati su una realtà aliena. Ma l’aliena è lei. Che non sia mai salita su un autobus? Finalmente un posto libero! Si siede, appena sollevata, ma con cautela, come se avesse paura di far male a qualcuno. Dallo zaino fucsia estrae il lettore mp3 e un paio di cuffie: la sua ancora di salvezza. Ma mentre ascolta la sua musica preferita (cosa potrà mai ascoltare una così?), continua a guardarsi intorno con quella buffa espressione meravigliata. Che sia l’eroina di una saga fantasy uscita per sbaglio da qualche malloppo sui vampiri? O semplicemente sta cercando con lo sguardo qualche vecchietta cui cedere il posto? Non credo di aver mai visto una pelle più bianca e delicata, almeno per quei pochi centimetri che si riescono a vedere. Si sarà accorta che la sto fissando? Gli altri non la degnano di uno sguardo. Appena entrata, con quel suo look da Arlecchino, un po’ di occhiatacce le ha attirate… ma poi è riuscita nel suo intento: diventare invisibile. Non per me. La guardo con insistenza, sfacciatamente. Cerco di intercettare il volo ansioso dei suoi occhi…Ecco: i nostri sguardi si incrociano. È diventata ancora più bianca di prima, se possibile. Sta lottando con se stessa: forse vorrebbe dire, vorrebbe fare, ma non può. C’è qualcosa, che la rende così inadatta all’ambiente dell’autobus…qualcosa che, nella bolgia di tutti quegli adolescenti griffati e bercianti, la fa sembrare un fiore in mezzo all’asfalto. Che similitudine cretina. E non è nemmeno mia…comunque: chissà quali tesori di sensibilità e intelligenza si nascondono dietro quel goffo abbigliamento, quel fare impacciato eppure gentile, quell’accenno di sorriso…perché: mi sembra, o sta sorridendo? Sì: è un sorriso timido, un timido segnale. E non ha abbassato gli occhi: con uno sforzo eroico, che le sta costando un’immensa fatica, continua a guardarmi. In un’attesa piena di paura e di promesse. Bene: mentalmente ho registrato tutto nel mio block notes di aspirante poeta. Non ho bisogno di scrivermi niente, mi resta tutto in testa. Vedo, vivo, elaboro, ci dormo sopra e solo dopo una lunga digestione prendo la penna. Anzi il tablet. Il che è lo stesso. Questo sarà un ottimo soggetto per il concorso di poesia indetto dal comitato Cultura della Sezione Alpini di Vigevano. Il tema di quest’anno: “Alienazione”. È perfetto! Sì, sì, ridete pure: vi sembra scemo, vero? Ma io dico che da qualche parte bisogna pur iniziare! Quando sarò il nuovo Bukowski, riderete meno. E ora posso tornare a guardare il culo di quella bionda.

Altrove

Dalle finestre un venticello

un odore di soffritto

da qualche parte qualcuno

si esercita alla batteria.

A mezzanotte i fuochi d’artificio,

ma quella piccola

allegria

passerà solo dalle orecchie.

La vita festeggia

là fuori,

qui solo scartoffie ammuffite.

Pubblicato su Poesia

Permalink 2 commenti