La Metamorfosi in musica

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Ieri ho assistito all’ultima replica de “La metamorfosi”, andata in scena al teatro Goldoni di Firenze dal 9 al 16 marzo. Ultimo appuntamento di lirica nello sparuto cartellone invernale del Maggio Musicale Fiorentino, l’opera, musicata dall’autrice contemporanea Silvia Colasanti su libretto di Pier’Alli – che ha curato anche regia, scene, costumi e video -, ha riscosso un buon successo.

Le atmosfere del romanzo di Kafka sono state restituite perfettamente da un impianto scenografico mobile, in grado, anche grazie all’aiuto di video proiezioni, di permettere allo spettatore di assumere di volta in volta punti di vista diversi. Particolarmente efficace, ad esempio, il momento in cui il protagonista, appeso al soffitto, osserva dall’alto la madre e la sorella intente a spostare i mobili della sua stanza. Il protagonista infatti non è altro che un grosso scarafaggio… o meglio, un commesso viaggiatore che una mattina si ritrova di punto in bianco nel corpo di un grosso scarafaggio. Un incubo? Un’allucinazione? Fatto sta che Gregorio Samsa resta intrappolato nella sua corazza animalesca, pur conservando pensieri e sentimenti umani. Così assistiamo allo stravolgimento della sua vita quotidiana: dopo l’orrenda trasformazione, Gregorio, fino a quel momento unico sostegno economico della famiglia, perde rapidamente ogni considerazione, fino ad essere trattato come un peso, come un ostacolo sgradevole da ignorare o da eliminare. La sua dimensione umana viene negata non tanto dalla sua fisicità mostruosa, dalla voce in grado di emettere ormai solo suoni stridenti e bestiali, quanto dall’atteggiamento prima guardingo, poi apertamente ostile delle persone che lo circondano. Forse è per questo che il regista ha scelto di non attribuire al costume del protagonista un aspetto eccessivamente repellente: il bravo mimo chiamato ad interpretare il difficile personaggio indossa una maschera che ricorda più certe figure di De Chirico che una testa di insetto, e protesi alle mani e ai piedi simili a grosse zampe. La figura umana però non è del tutto stravolta: la sua sembra quasi una metamorfosi non ancora del tutto compiuta. Ed anche la voce, elemento molto importante secondo l’autrice della musica, non perde la capacità di esprimere emozioni e paure, pur restando incomprensibile per gli altri personaggi. Un attore ed un coro si alternano nel dare voce a Gregorio, ai suoi tentativi di comunicare, ai suoi pensieri ora angoscianti, ora speranzosi, e talvolta si sovrappongono, quasi a voler dare vita ad un confuso, inquieto dialogo interiore. 

Molto efficace l’interpretazione di tutti i cantanti-attori, in particolare quella di Laura Catrani, Gabriella Sborgi e Roberto Abbondanza (rispettivamente la Sorella, la Madre e il Padre). Molto apprezzabile il lavoro svolto dal regista e dagli interpreti nel curare la recitazione in ogni minimo dettaglio (cosa che purtroppo non si ha spesso la fortuna di vedere nel teatro d’opera). 

Per quanto riguarda la musica, premetto che non sono assolutamente in grado di valutare gli autori contemporanei: non ho proprio gli strumenti né le conoscenze per farlo. Detto questo, ho trovato la partitura sicuramente efficace nel disegnare le atmosfere opprimenti del romanzo e mi è sembrato particolarmente originale ed efficace l’impiego del coro (come sempre eccellente, così come l’orchestra, diretta da Marco Angius) . L’orchestrazione mi ricordava a tratti Stravinskij. Tuttavia nell’insieme la musica, soprattutto per quanto riguarda la linea melodica intonata dai cantanti, mi è parsa un po’ troppo monocorde… forse perché sono abituata all’opera “tradizionale”, dove nella maggior parte dei casi le note e il testo si uniscono per trasmettere un certo messaggio, una certa emozione, ecc… Qui invece sembrava che ogni frase avesse sempre lo stesso colore e lo stesso tono… ma se un personaggio esclama: “Oh, che bella giornata!” non potrà mai pronunciare quelle parole nello stesso modo in cui dirà: “Certo che la vita è proprio angosciante”. No? Boh…

Concludo esprimendo la mia solidarietà alle maschere del Maggio Musicale Fiorentino, rimaste escluse, nonostante la loro esperienza, da una selezione a dir poco assurda (oltre che poco trasparente). Per chi volesse maggiori informazioni sulla vicenda, rimando alla pagina facebook:

https://www.facebook.com/pages/In-difesa-dei-precari-del-Maggio-Musicale-Fiorentino/149878615086889?fref=ts

 

 

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