Il caviale e la cipolla

cipolla

Di seguito un esercizio di stile creato per il concorso “Ottottave”, indetto dall’associazione “L’ottava”. Anche se il mio componimento è arrivato esimo, è stato comunque divertente scrivere in ottave! Il tema era stato deciso dagli organizzatori del concorso e forse non era proprio nelle mie corde, ma la sfida di ogni scribacchino a volte è proprio quella di parlare di ciò che più sta a cuore pur mantenendosi all’interno di regole e limiti ben definiti. Non so se alla fine ci sono riuscita (probabilmente no), ma trovo questa sorta di “libertà condizionata” particolarmente stimolante. Voi che ne pensate? Sarebbe bello se qualche altro scribacchino volesse rispondere per le rime 🙂

CIPOLLA

Stimate dame e voi, gentil signori,

or mi presento: sono la cipolla,

umile erba, cui tributa onori

sol chi lavora ognor la dura zolla

e apprezza i sani e semplici sapori.

Ma questo ignora la distratta folla:

ch’io nacqui inver sotto un oscuro sasso,

poi crebbi a terra, acqua, Ariosto e Tasso.

CAVIALE

Cipolla mia, non far tanto il gradasso!

Avrai studiato, embe’? A che è servito?

Coi soldi ti puoi mettere all’ingrasso,

ma i versi non ti levan l’appetito.

Per questo io ho imparato passo passo

soltanto il modo d’entrare nel mito,

e ormai c’è scritto anche sul giornale:

la sbobba dei ricconi è il caviale.

CIPOLLA

La nostra sorte, amico, non è uguale:

tu sei la nuova ambrosia nei banchetti

dei doviziosi divi, cui non cale

de’ libri; ma color che son costretti

della fame a sentir l’acuto strale

si tengono al saper tanto più stretti

quanto più sperano di conseguire

una mensilità di mille lire.

CAVIALE

Caro compare, che ti sento dire?

I libri ti han seccato le cervella?

Ora c’è l’euro! E poi, stammi a sentire:

la strada per campar non è più quella.

Tutto fuorché lo studio può servire

per far carriera e per restare in sella.

Ma se mi ascolti forse imparerai

quel che il tuo Tasso non ti dirà mai.

CIPOLLA

Ma quai corbellerie proferirai!

Tu vuoi burlarmi, il veggo, amico caro.

Di quale via farneticando vai

che reca lauri al stolido somaro?

Per il successo fare non potrai

un’altra strada che mai stia di paro

alla saggezza; pur voglio ascoltare:

da ridere mi fa il tuo sentenziare!

CAVIALE

Se smetti per un po’ di blaterare

io ti darò dei pratici consigli:

guardando bene tu potrai notare

che niente al mondo più di me assomigli

a una montagna di schifezze rare.

Eppure i VIP, del nostro tempo figli,

pagan fior di quattrini per mangiare

qualcosa che di suo non vale niente.

Qual è il segreto? Vendersi abilmente!

Vantarsi di un talento inesistente,

valorizzare al massimo il prodotto,

mostrare solo il lato sorridente,

sulle magagne mettere un cerotto,

fare il gentile e l’accondiscendente

con chi ti porta nel miglior salotto.

Così facendo e senza aver studiato

come un signore mi son sistemato!

CIPOLLA

Adunque ahimè il sapere è superato!

Non è più il mezzo d’acquistar la gloria.

Ed io che giorni e notti ho consumato

sui libri devo ancor subir la boria

di questo nuovo ricco imbellettato!

Ma da latin, letteratura e storia

un’utile lezion certo imparai:

dei ciarlatani non fidarsi mai.

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