Il block notes del poeta – un mini racconto

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Autobus, ore 14. Come sempre strapieno di gente. Ragazzi che urlano, ridono, fanno la voce grossa, sicuri di sé – o per ostentare quella sicurezza che non hanno. Ragazze che sfoggiano i loro jeans alla moda e i loro provocanti lucidalabbra. Quella bionda ha davvero un bel culo! Credo di averla già vista da qualche parte, a scuola, a ballare. O forse no: forse ho visto solo un culo somigliante al suo. In fondo i culi sono tutti uguali. Le persone sono tutte uguali. E poi…eccola. Sale a fatica, cerca di ricavarsi uno spazio avanzando goffa tra gomiti, ginocchia, zaini. Non riesce a trovare posto: si ferma in equilibrio instabile, cercando di appiattirsi il più possibile. Sembra che voglia sparire. Si vede che la folla non è proprio il suo habitat. Indossa una cosa che non saprei definire, un’accozzaglia di colori che non c’entrano niente l’uno con l’altro. È piccola, magra. Sembra magra, ma non lo so: con tutta quella stoffa addosso non si capisce. Dal berretto multicolor sbucano dei ciuffetti rossicci, né ricci né lisci. Lo sciarpone di lana sgargiante, bene avvolto intorno al collo, lascia appena intravedere una bocca piccola e smarrita. Occhi grandi, cangianti, spalancati su una realtà aliena. Ma l’aliena è lei. Che non sia mai salita su un autobus? Finalmente un posto libero! Si siede, appena sollevata, ma con cautela, come se avesse paura di far male a qualcuno. Dallo zaino fucsia estrae il lettore mp3 e un paio di cuffie: la sua ancora di salvezza. Ma mentre ascolta la sua musica preferita (cosa potrà mai ascoltare una così?), continua a guardarsi intorno con quella buffa espressione meravigliata. Che sia l’eroina di una saga fantasy uscita per sbaglio da qualche malloppo sui vampiri? O semplicemente sta cercando con lo sguardo qualche vecchietta cui cedere il posto? Non credo di aver mai visto una pelle più bianca e delicata, almeno per quei pochi centimetri che si riescono a vedere. Si sarà accorta che la sto fissando? Gli altri non la degnano di uno sguardo. Appena entrata, con quel suo look da Arlecchino, un po’ di occhiatacce le ha attirate… ma poi è riuscita nel suo intento: diventare invisibile. Non per me. La guardo con insistenza, sfacciatamente. Cerco di intercettare il volo ansioso dei suoi occhi…Ecco: i nostri sguardi si incrociano. È diventata ancora più bianca di prima, se possibile. Sta lottando con se stessa: forse vorrebbe dire, vorrebbe fare, ma non può. C’è qualcosa, che la rende così inadatta all’ambiente dell’autobus…qualcosa che, nella bolgia di tutti quegli adolescenti griffati e bercianti, la fa sembrare un fiore in mezzo all’asfalto. Che similitudine cretina. E non è nemmeno mia…comunque: chissà quali tesori di sensibilità e intelligenza si nascondono dietro quel goffo abbigliamento, quel fare impacciato eppure gentile, quell’accenno di sorriso…perché: mi sembra, o sta sorridendo? Sì: è un sorriso timido, un timido segnale. E non ha abbassato gli occhi: con uno sforzo eroico, che le sta costando un’immensa fatica, continua a guardarmi. In un’attesa piena di paura e di promesse. Bene: mentalmente ho registrato tutto nel mio block notes di aspirante poeta. Non ho bisogno di scrivermi niente, mi resta tutto in testa. Vedo, vivo, elaboro, ci dormo sopra e solo dopo una lunga digestione prendo la penna. Anzi il tablet. Il che è lo stesso. Questo sarà un ottimo soggetto per il concorso di poesia indetto dal comitato Cultura della Sezione Alpini di Vigevano. Il tema di quest’anno: “Alienazione”. È perfetto! Sì, sì, ridete pure: vi sembra scemo, vero? Ma io dico che da qualche parte bisogna pur iniziare! Quando sarò il nuovo Bukowski, riderete meno. E ora posso tornare a guardare il culo di quella bionda.

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5 risposte a “Il block notes del poeta – un mini racconto

  1. A parte qualche puntino di sospensione che mi è parso di troppo, questo racconto mi sembra perfetto. Il finale è spiazzante al punto giusto. Brava, davvero. 🙂

  2. grazie di cuore! Sui puntini hai proprio ragione: sono uno dei miei segni di interpunzione preferiti, ma a volte esagero… XD

  3. selciato

    Più potente di quanto potrebbe sembrare ad uno sguardo superficiale. Quella ragazza sembrava di vederla – di amarla. E al tempo stesso si percepiva, come nota di basso continua, la banalità del male in cui noi persone-oggetto ci riduciamo – perennemente rifuggenti la verità del nostro stesso sguardo – finché anche la poesia diventa un oggetto, finale, da vendersi.

    Complimenti Eloisina. Non mi pento di averti reinserita nel mio piccolo blogroll!

  4. selciato

    … e, a proposito, auguri. 🙂

  5. ciao Jacopo!
    Grazie (in mega ritardo) per le belle parole e per gli auguri 🙂 A risentirci presto sul tuo blog!

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