Uno, nessuno, centomila Onegin

Immagine

 

Il 4 aprile ho compiuto 30 anni e, per ovviare allo sconcerto che il raggiungimento di una sì veneranda età porta sempre con sé, ho deciso di farmi regalare un biglietto per l’opera: nel mio caso, non potrebbe esserci toccasana migliore :). Mi mette sempre di buon umore andare all’opera, anche quando l’esecuzione musicale o l’allestimento lasciano un po’ perplessi… e in effetti questo è quanto si è verificato domenica scorsa (6 aprile) al Teatro Comunale di Bologna, dove ho assistito a una replica di Evgenij Onegin di Čajkovskij.

Il libretto, scritto dallo stesso compositore e ispirato all’omonimo romanzo di Puškin, delinea una storia struggente e amara, come solo i grandi Russi sanno fare: Tat’jana, ragazza ingenua e sognatrice, si innamora dell’affascinante e disincantato Onegin, trova il coraggio di dichiarargli i suoi sentimenti ma viene crudelmente respinta. Tre anni dopo i due si incontrano di nuovo: questa volta sarà la giovane, ormai moglie del principe Gremin, a scacciare Onegin, troppo tardivamente pentito, pur amandolo ancora. Intorno ai due protagonisti ruotano altri personaggi ugualmente ben scolpiti: il poeta Lenskij, che viene ucciso dall’amico Evgenij in duello in seguito a uno stupido “incidente diplomatico”, Olga, la vivace sorella di Tat’jana, la vedova Larina, madre delle due fanciulle, l’anziana balia, il nobile Gremin e alcuni comprimari. Il tutto immerso in una musica meravigliosa, capace di esprimere al massimo grado il sogno, il disincanto, la passione, la dolcezza, l’allegria, la gelosia, l’ira. Insomma: ci si commuove, talvolta si sorride e soprattutto si riflette su quanto possiamo esser bravi a complicare le relazioni umane. Alzi la mano chi non ha vissuto – almeno in gioventù – un amore “fuori tempo” come quello di Tat’jana e Evgenij, o chi non ha rischiato di rovinare un’amicizia per qualche banale litigio (magari senza per forza arrivare al duello, eh!). 

Come dicevo, l’esecuzione musicale e (soprattutto) l’allestimento mi hanno lasciata un po’ perplessa. Premetto che non conosco bene quest’opera: domenica l’ho vista e ascoltata per intero e dal vivo per la prima volta (l’avevo però vista un po’ a pezzi e in diverse versioni su youtube…anche se non è certo la stessa cosa!). Quindi…le mie valutazioni sono da prendere con le molle. Sul versante musicale, in particolare, non posso certo dire di essere molto ferrata, sia perché i miei studi di musica risalgono alla notte dei tempi, sia perché Evgenij Onegin  non rientra – almeno per ora – tra quei melodrammi che a forza di infiniti ascolti si sono stampati nella mia testa (sorte toccata, invece, alla trilogia Mozart-Da Ponte). Ho notato che spesso l’orchestra tendeva a coprire le voci… un problema dei cantanti, del direttore, dell’acustica? Non saprei dire… per il resto mi è sembrato che la splendida musica di Čajkovskij risuonasse in tutta la sua espressiva varietà, quindi un plauso al giovanissimo direttore Aziz Shokhakimov e all’orchestra e al coro del Teatro Comunale. Quanto ai cantanti, Valeriu Caradja nel ruolo del protagonista è risultato piuttosto deludente: la voce mi è sembrata abbastanza incolore e poco udibile (ad esempio, nell’arioso del terzo atto – dove con malinconica ironia Čajkovskij fa cantare ad Onegin lo stesso tema che nel primo atto era stato intonato da Tat’jana nella famosa scena della lettera, quella dove la ragazza decide di confessare il suo amore -, il baritono era completamente sovrastato dall’orchestra), l’interpretazione monocorde e un po’ impacciata. Dov’erano il fascino distaccato e superbo del dandy, l’eleganza dell’uomo di mondo, seduttore per noia (“noia” è forse la parola più pronunciata dal nostro amico)? Certo la regia e il triste costume “da prete” (completamente nero; unico vezzo: un bastone da passeggio…anch’esso nero, s’intende) non lo aiutavano! Assai migliore mi è parsa la prova di Anna Kraynikova nella parte di Tat’jana: voce giovanile, fresca, espressiva, ideale per il personaggio, ottime attitudini interpretative. Si è dimostrata capace di reggere la scena e di catalizzare su di sé l’attenzione, anche grazie ad un portamento lieve ed elegante e ad un aspetto davvero leggiadro. La cantante, almeno dal punto di vista estetico, formava un bel contrasto insieme all’interprete della sorella Olga, Lena Belkina: l’una bionda e sottile, l’altra mora e formosa (“recondita armonia di bellezze diverse”, direbbero i librettisti di Puccini!)… ma purtroppo tale contrasto si fermava a un livello superficiale: la divergenza dei due caratteri, su cui tanto insiste il libretto, non emergeva affatto dalla regia. La performance vocale della Belkina non mi è sembrata particolarmente incisiva; lo stesso si può dire del Lenskij del tenore Khachatur Badalyan (che tuttavia è stato uno dei beniamini del pubblico… quindi mi sbaglierò, oppure questione di gusti). Ho apprezzato invece le interpretazioni di Elena Traversi nel ruolo di Larina e di Cristina Melis in quello della balia, mentre il Gremin di Alexei Tanovitski era un po’ troppo “gorgogliante”. 

Ma le note più dolenti – almeno per me – erano dovute all’allestimento, firmato da Mariusz Trelinski. Simboli, simboli ovunque! Pure troppi… faccio qualche esempio: nel primo atto venivamo “travolti” da un’esorbitante quantità di mele (la giovinezza, le occasioni da cogliere?), nel walzer all’inizio del secondo atto Tat’jana era accerchiata da un gruppo di danzatori vestiti da lupi (il pericolo cui si è esposta con la sua ardita confessione? Il presagio dell’infausta conclusione del ballo?), durante la brillante polonaise che apre il terzo atto assistevamo a un lugubre defilé di donne che marciavano a testa china, ingombre di abiti e copricapi assurdi (le amanti illuse da Onegin durante i suoi viaggi per il mondo?). Onegin – come anticipato – sempre in nero color prete, Lenskij invece in completo bianco e panna da “gelataio”: ma la differenza tra il cinico seduttore e il sensibile poeta si poteva capire anche senza questo manicheismo cromatico…magari attraverso una maggior cura della recitazione, qui risolta invece in una serie di gesti astratti, stilizzati, oppure direttamente affidata all’estro e alla buona volontà degli interpreti. Ma quello che veramente ha suscitato in me la più grande perplessità – più dell’apparizione di un Monsieur Triquet, animatore della festa del secondo atto, abbigliato come Cristiano Malgioglio e accompagnato da ballerini alati e rivestiti di un perizoma a paillettes (ma perché?), mentre un’altra danzatrice fuoriusciva da una torta gigante; più dell’inguardabile abito fucsia in cui era costretta la povera Tat’jana nel terzo atto (evidentemente non bastava l’infelice matrimonio con un uomo più anziano, né la funesta e inopportuna ricomparsa di Onegin!) – è stato il personaggio del signor O., interpretato dal pur bravo Emil Wesolowski (anche autore delle coreografie). Il signor O., non previsto dal libretto, era un uomo vestito esattamente come Onegin, però di bianco: forse il suo doppio ormai anziano. O. era quasi onnipresente: a volte in qualità di muto narratore, a volte meneur de jeu (soprattutto nel secondo atto, dove sembrava quasi predisporre e posizionare i personaggi in vista del dramma che si sarebbe verificato di lì a poco), a volte silenzioso ma attivo interlocutore (come nella scena della lettera). Come se la potenza della musica e della drammaturgia non bastasse a narrare la storia di Onegin: no, a quanto pare, secondo il regista, c’era bisogno di rimarcare, sottolineare, spiegare, squadernare. Ed O. sembrava servire proprio a questo scopo. Se si aggiunge che nel terzo atto il bizzarro e non richiesto personaggio si metteva alla guida di altri 5-6 doppi di Onegin (loro vestiti di nero, però!), il quadro di eccesso e ridondanza è completo. In breve: non se ne sentiva proprio il bisogno!

In conclusione, Trelinski, con questo spettacolo visionario e a tratti anche coinvolgente, è riuscito ad offrirci probabilmente un saggio del suo ricco mondo interiore…ma non è riuscito a portarci dentro al dramma intimo, toccante e vero di Evgenij Onegin.

Ps: colgo l’occasione per consigliare la visione del film Onegin di Martha Fiennes, con una splendida Liv Tyler e un fascinosissimo Ralph Fiennes! 🙂

 

 

Annunci

4 risposte a “Uno, nessuno, centomila Onegin

  1. misterk3

    Bel post, mi piace!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: